Cielo

Questa è la storia di Cielo, un bambino di nove anni come tanti altri., allegro e spensierato, che ha un unico grande amore: il gioco del calcio. Un giardinetto o un prato per lui sono uno stadio dove correre dietro il pallone, dribblare gli avversari e spiazzare il portiere segnando il goal della vittoria.

Come ogni pomeriggio, dopo aver finito i compiti, Cielo era nel cortile di casa a provare il suo famoso calcio di punizione ad effetto. La porta del centrale dei tre box auto era la porta immaginaria dove cercava di mettere la palla nel “sette”, dove nessun portiere al mondo sarebbe riuscito ad arrivare.
“Cielo.. Cielo vieni su che la cena è pronta”
La voce di Anna, sua mamma, lo raggiunse mentre era al massimo della concentrazione. Si voltò verso l’alto a guardare il viso di sua madre che lo stava fissando attenta.
“Cinque minuti e vengo.”
Si rigirò verso la porta e guardò fisso il pallone tra i suoi piedi. Si mosse all’indietro, lungo una curva virtuale, contando tre passi. Chiuse gli occhi e immaginò di essere al quarto minuto di recupero della finale dei mondiali di calcio. Lo stadio è una bolgia: i suoi tifosi urlano mentre i suoi avversari fischiano con tutto il fiato che hanno in corpo. L’arbitro è pronto a fischiare. I suoi compagni sono pronti e tesi verso la porta. La barriera è alla distanza regolamentare. Cielo tira un bel respiro, prende la rincorsa, appoggia il piede sinistro di fianco al pallone, flette la gamba destra, piega il ginocchio e calcia di interno piede…
Il pallone si alza nell’aria, supera la barriera alla destra (pochi centimetri più in basso e il pallone sarebbe stato respinto) e con una parabola perfetta si insacca, a due dita dal guantone del portiere.
“Goallllll!” urla Cielo alzando le mani a pugno. E’ l’apoteosi: l’arbitro fischia la fine della partita; i suoi compagni lo abbracciano e lo sollevano. Cielo è l’eroe di una nazione intera e…
“Cielo, ma vuoi salire su?” gli urla Anna.

A tavola, davanti al suo piatto di pastasciutta, Cielo chiede ad Anna: “Mamma, sai che cosa mi piacerebbe avere?”
“No, dimmi.”
“Mi piacerebbe avere la maglia di…” il suo idolo, il cui poster campeggiava sopra il suo letto.
“Davvero ti piacerebbe?”
“Siii, daiiii.”
“Se fai bene a scuola potrei anche pensarci su….”
Cielo si alza e fa il giro della tavola per abbracciare Anna. “Grazie mamma. Grazie.”
“Dai, ora finisci la pasta e fila in camera.”
Con tre forchettate Cielo ubbidisce e spazzola il piatto, che mette nel lavello assieme alle posate e al bicchiere. Da ad Anna un bacio sulla guancia e va in camera sua a giocare.
Anna lo guarda e sospira e sorride.

Due giorni dopo anna ka il giorno libero e prende il tram per andare in centro per comprare a Cielo la maglia. Arrivata davanti al negozio rimane perplessa nel vedere la fila di persone davanti all’ingresso e rassegnata si mette in coda. Quando è il suo turno si rivolge al commesso chiedendo la maglia di…
“Mi dispiace: è esaurita. Tutte le taglie tra l’altro.”
“Oh. E quanto ci vorrà per averla di nuovo?”
“Non saprei. Forse settimane. Se vuole una maglia di un altro giocatore ha solo l’imbarazzo della scelta”
La delusione di Anna era visibile, ma seppe rispondere con gentilezza: “No, mio figlio vuole quella e non c’è verso.”
“Come crede” le risponde il commesso che sta già guardando il potenziale cliente successivo.
Anna esce dal negozio e ritorna alla fermata del tram, pensierosa.
Ma lungo la strada verso casa si ferma davanti ad una vetrina ele viene in mente un’idea.

Sono le due di notte. Anna è in cucina, con la porta chiusa e solo la luce del piano cottura accesa. Cielo dorme da qualche ora e ogni tanto Anna esce a controllare che sia ancora addormentato.
Sul tavolo ha steso una maglietta nuova della taglia di Cielo. Con un pennello e del colore per tessuti sta ricreando la maglia dell’idolo di Cielo, attenta a non sbavare e soprattutto a non andare fuori dai segni che ha tracciato con il gessetto colorato. Per non sbagliare, ha ritagliato il nome da scrivere sulla schiena in un cartoncino che le farà da guida.
Una goccia di sudore le scende lungo la tempia destra. la asciuga con le dita e prosegue, concentrata. In cortile un gatto prima soffia e poi miagola. Il resto è silenzio.

Cielo si siede al tavolo per fare colazione, già vestito per la scuola. Lo zaino zeppo è pronto accanto all’uscio. Di fianco alla tazza del latte c’è un pacchetto chiuso con uno spago. Cielo, incuriosito, guarda sua mamma.
“Aprilo, su.”
Anna è emozionata mentre guarda suo figlio disfare il nodo e allontanare con cura i lembi del foglio di carta velina che ha usato per confezionare il regalo.
Cielo sgrana gli occhi e solleva la maglietta prendendola per le spalle.
La gira da un verso e dall’altro.
“Ma…. mamma è bellissima!”
“Ti piace? Quella che volevi tu è esaurita. Me lo hanno detto in negozio.”
“Ha anche il nome dietro la schiena. Di un altro colore!”
“Mettila, vediamo come ti sta.”
Cielo non se lo fa dire due volte. Infila la testa dentro la maglietta e riemerge sorridente.
“Forse è un po’ lunga… Aspetta che te la metto a posto.”
“No, mamma. Lascia stare. Bisogna portarla così, fuori dei pantaloni come fanno i grandi campioni.”
Anna lo abbraccia e lo stringe forte. Sente il suo cuore battere veloce e prega dentro di sé che un giorno quelo cuore piccolo possa diventare un cuore grande e accogliente.
“Ora vai o fai tardi.”
“Si, si. vado.”
Anna lo bacia in fronte e lo accompagna alla porta. Cielo esce e scende le scale di corsa, zaino in spalle. la parte inferiore della maglia in effetti è lunga ma a Cielo non importa.

 

buongiorno