essere 13 a tavola non porta sfortuna

quando il gruppo del power yoga che ho frequentato anni fa organizza un’apericena mi invitano sempre ad aggregarmi. appuntamento davanti alla palestra alle otto e ritrovo alle 8.15 davanti al locale.
tra l’altro non appena sono sceso dalla macchina vedo uscire la dama swing. sarà un anno e mezzo che non la vedo. ho fatto finta di niente e le sono passato acconto. se si è accorta di me non ha dato alcun segno.
parcheggiamo le macchine ed entriamo. al giovedi sera servono l’apericena al tavolo. solo il drink (che palle sti americanismi) te lo prendi tu al bancone del bar.
stasera siamo tredici ma non siamo superstiziosi, esordisco così quando mi siedo al tavolo. l’organizzatrice di fianco a me mi risponde: dovevamo essere diciassette ma ci sono state delle defezioni.
meglio.
le varie portate arrivano in fretta, come se i camerieri avessero un successivo impegno ad attenderli. io ho fame e non lo tengo nascosto: quando un vassoio mi passa davanti pendo qualcosa, anche se ho già assaggiato quel piatto.
le chiacchiere spaziano tutti i campi ma alla fine, e come al solito, si arriva al rapporto tra uomini e donne. gli schieramenti si definiscono in un attimo e inizia il dibattito. l’argomento scelto è: la donna forte e indipendente spaventa gli uomini. c’è chi è d’accordo, chi afferma il contrario. tutti sono d’accordo sulla gatta morta: che agisce subdolamente e con il fine di accaparrarsi il miglior esemplare di maschio sul mercato.
rintuzzo proponendo la domanda: per le donne cosa rende affascinante un uomo? le risposte sono varie e coprono molti aspetti della maschilità: aspetto, portamento, carattere, intelligenza. la bellezza non è la priorità a quanto pare. i bellocci non piacciono, almeno per le mie amiche che sono tutte tra i 50 e i 60. cercano l’uomo forte, che le protegga con dolcezza.
prima di scivolare nel melenso ci alziamo e andiamo a ballare nell’angolo discoteca. dance anni 80 italiana, tutta basata su sintetizzatori che fanno alto e basso, cassa della batteria. attorno a me la massa dei corpi si muove a ritmo. io bado al ritmo, e al sincronismo con il mio corpo. stanco dell’allenamento, mi muovo poco, il giusto. ancheggio e oscillo cercando di non scaldarmi. una bionda formosa mi guarda. poi si volta verso l’amica. me ne dimentico subito: la voglia di starmene da solo in mezzo alla folla prevale. mi sento solitario ma non mi sento solo. ed è una sensazione stupenda, inebriante come un incenso indiano.
mezzanotte. raccolgo i saluti di tutti e me ne trono a casa, dove mi fumerò la sigaretta della notte sul balcone. c’è ancora gente per strada. ragazzi nottambuli o padroni d cani da pisciare.
it’s bedtime, reciterebbe una canzone che non ricordo più. è l’ora delle streghe. ma stanotte nessuna strega è passata a trovarmi.

Buongiorno

un amico atipico

questa ve la devo proprio raccontare.

stavo rientrando a casa da una passeggiata serale, una di quelle che faccio di solito nei pressi di casa aggirandomi per le strade laterali del quartiere. faceva freddo e in più l’aria era umida, di quell umido che si attacca alle ossa e non vuole andarsene più via. camminando lungo un muro ho sentito un lamento acuto provenire da una feritoia a livello del marciapiede. mi sono prima fermato e poi accosciato per vedere meglio di cosa si trattava. facendo attenzione a non sporcarmi l’impermeabile ho preso il cellulare e ho acceso la torcia integrata per vederci meglio.

all’inizio non sembrava ci fosse niente. poi ho visto un pezzo di coda muoversi veloce da dietro un mucchietto di sporcizia. ho preso un bastoncino e piano piano ho spostato quel mucchietto di detriti e chissà cos’altro fino a rivelare la figura di un topolino grigio che tremava tutto mentre si lamentava. la zampetta posteriore destra era finita in una crepa o fenditura e e lì era rimasta bloccata.

sempre usando il bastoncino ho provato a liberare la zampetta de la bestiolina, ma senza successo. il topolino continuava a lamentarsi e sentivo il mio cuore riempirsi di pena per questo affaruccio tremolante. quindi, senza pensarci su ho allungato la mano e ho preso la zampina tra due dita e ho tirato forte verso l’alto. in un attimo il topolino era libero:

lasciai immediatamente la presa e lo vidi sparire nel buio. contento della mia buona azione mi sono rimesso in piedi e ho ripreso la passeggiata.

non saranno passati che pochi secondi quando ho sentito alle mie spalle uno squittio bello forte. mi sono voltato e ho visto che il topolino era alle mie spalle,poco distante. ha squittito un’altra volta e un’altra ancora. si è mosso verso di me per fermarsi a pochi centimetri dalla punta delle mie scarpe

con i musino puntato all’insù sembrava volesse chiedermi qualcosa. mi sono di nuovo inginocchiato per guardarlo meglio. casualmente ho appoggiato la mano per terra e lui si è avvicinato. ho provato a metterla con il palmo all’insù e… si, il mio nuovo amico è salito e si è appallottolato contento.cosa faccio?

l’ho portato a casa con me e l’ho lasciato sul tavolo in cucina. ho preso dal frigo del formaggio e ne ho staccato un pezzettino che ho messo davanti al suo musino.

il topolino l’ha annusato e con uno scatto improvviso lo ha colpito con il muso allontanandolo. nel dubbio ho preso un altro pezzo di formaggio ma il risultato è stato identico.

al quinto pezzo ho capito che il formaggio non gli piaceva. l’unico topo al mondo cui non piace il formaggio doveva capitare a me.

ho provato con insalata, pomodoro, biscotto, pane, e altro ancora. niente da fare: disdegnava tutto.

anche il latte non lo voleva.

siccome sentivo un buco nello stomaco ho aperto il freezer e ho preso un gelato, un cono per l’esattezza. mi sono seduto al tavolo con i gomit appoggiati e ho iniziato a mangiarlo. caso ha voluto che un pezzettino si staccasse e cadesse sul tavolo vicino al topolino.

be’ lo ha fatto sparire in un attimo: il gelato gli piaceva. evviva!

ne ho messo un pochino sul tavolo per vedere cosa succedeva e alla fine il gelato era sparito.

ed eccolo qui, il mio nuovo amico amante del gelato. gli piace molto il gusto vaniglia, non gli piace l’amarena. nel freezer ho una vaschetta con gusti assortiti solo per lui.

per renderlo indipendente ho fatto un piccolo foro nella .finestra che da sul giardino interno attraverso il quale può entrare e uscire a suo piacimento.

ma proprio a me doveva capitare un topo che non mangia formaggio? mah.