mr. jones

mr. jones in riva al mare

con la sua bombetta e l’ombrello

guarda i gabbiani volare

mr. jones pensa forse pioverà

solleva il bavero del cappotto

apre l’ombrello e se ne va

 

 

la linea verticale

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per una volta posso dire che un telefilm della rai mi piace. aborro, e lo dico con la erre enfatica, soap opera, sceneggiati, fiction, giochi stupidi, scatole vuote, tolchsciou, grandi fratelli, isole dei deficienti e tutto quanto.

ma….

miracolo, oserei dire, questo telefilm mi piace davvero.

i motivi alla fine sono uno: sa emozionare con la verità della vita reale.

ambientato in ospedale con protagonista l’uomo della strada catapultato in una realtà distopica, questa serie tv non è uno scrub all’italiana. si sorride e si pensa al senso della fragilità della nostra vita. mastandrea, l’attore principale, nel suo decorso è alla ricerca di risposte: perchè io? perchè qui? perchè non posso andarmene? tanti perchè senza risposta certa e definitiva. la vita è così se ci pensiamo bene: mai, dico mai, una risposta che tolga ogni dubbio. neanche di fronte ad una evidenza flagrante.

episodi brevi da 25 minuti. dialoghi ridotti all’essenziale. personaggi macchietta. argomenti curiosi. uno su tutti il divieto di aprire in ospedale una porta chiusa. chissà cosa succederà in quella stanza, dietro alla porta che sembra nascondere chissà cosa. te ne stai li paziente in attesa che qualcuno esca, con la vescica che si riempie e con la flebo che si svuota.

vedendo come mastandrea si pone domande a raffica mi sono ricordato di una frase che mi è stata detta un paio di giorni fa: sei una persona che prima di tutto vuole sapere e poi accetta la cura. vero: per me è essenziale dissetare la mia sete di conoscenza. perchè ho male? perchè non dormo? perchè son felice’ perchè oggi vedo rosa?