è stasi dell’anima

stasera sarò in birreria a vedere la partita della juve assieme ad un collega

è la stessa birreria dove ambiento i miei incontri con franco, il mio alter ego.

sarebbe curioso se per davvero franco entrasse e si sedesse al tavolo a fare due chiacchiere

un personaggio inventato di sana pianta che diventa reale ed interagisce con il suo inventore.

sembrerebbe di vivere un sogno. ma c’è anche chi dice che noi in realtà sogniamo ciò che vediamo e sperimentiamo.

il salto verso discorsi complicati è lì di fronte ma non me la sento di affrontarlo. lascio che tutto scorra e accada per le sue buone ragioni.

il senso della vita lo si trova nello scorrere del tempo, delle nuvole in cielo, dell’acqua sotto i ponti.

giusto sabato pomeriggio in spiaggia guardavo il mare e il mare guardava me. le onde arrivavano regolari sugli scogli a dettare il ritmo della conversazione muta che si era instaurata spontaneamente. e intanto guardavo e mi ritrovavo nella linea all’orizzonte, dove una barca a vela solitaria navigava lenta.

osservare il mare è per me come entrare in una bolla atemporale: tutto si ferma e nulla reclama attenzione se non l’acqua e lo spazio che occupa. non c’è un’onda uguale all’altra: la noia non può sorprendermi. seduto su una panchina con un libro non sento il bisogno della musica: mi bastano i suoni che mi arrivano alle orecchie.

e se potessi vorrei un cane con cui giocare sulla sabbia fino a ritrovarci sfiniti e affamati

e anche questa l’ho sfangata

si, perchè si tratta del fango incontrato lungo il percorso della gara di oggi ad imperia

IMG_9703.jpgabbiamo corso in salita lungo i sentieri collinari in mezzo ad ulivi e vigneti. dall’alto la vista era fantastica: il mare, il sole, la campagna e alle spalle le montagne innevate. peccato non potersi fermare e scattare qualche foto.

pazienza. l’agonismo e la voglia di arrivare in fondo ha prevalso, come sempre, sul piacere del momento.

un momento, non confondiamoci: per piacere intendo quella sensazione di onnipotenza che ti prende alle spalle quando sei arrivato in cima e guardi tutto dal basso. ma per arrivare fino lì altro che piacere. muscoli che fanno male, petto che sembra scoppiare, gola che reclama ossigeno, cuore che si chiede se ha sbagliato persona…

IMG_9732.jpgin fondo la motivazione è la stessa: fare un’esperienza nuova ogni volta alla ricerca di quella sensazione diversa o di quel panorama che incanta. certo, se a metà gara mi avessero chiesto se ero contento di essere lì avrei mandato a fanculo l’intervistatore. dopo. una volta posato il sedere su una panchina e con una coca cola in mano la risposta sarebbe stata diversa.

niente medaglia perchè chi ha fatto la gara corta non aveva diritto al trofeo. ci hanno dato un pacco gara con succhi di frutta e olio di oliva (poco neh).

di medaglie non si vive ne ci si alimenta.

 

 

 

 

essere 13 a tavola non porta sfortuna

quando il gruppo del power yoga che ho frequentato anni fa organizza un’apericena mi invitano sempre ad aggregarmi. appuntamento davanti alla palestra alle otto e ritrovo alle 8.15 davanti al locale.
tra l’altro non appena sono sceso dalla macchina vedo uscire la dama swing. sarà un anno e mezzo che non la vedo. ho fatto finta di niente e le sono passato acconto. se si è accorta di me non ha dato alcun segno.
parcheggiamo le macchine ed entriamo. al giovedi sera servono l’apericena al tavolo. solo il drink (che palle sti americanismi) te lo prendi tu al bancone del bar.
stasera siamo tredici ma non siamo superstiziosi, esordisco così quando mi siedo al tavolo. l’organizzatrice di fianco a me mi risponde: dovevamo essere diciassette ma ci sono state delle defezioni.
meglio.
le varie portate arrivano in fretta, come se i camerieri avessero un successivo impegno ad attenderli. io ho fame e non lo tengo nascosto: quando un vassoio mi passa davanti pendo qualcosa, anche se ho già assaggiato quel piatto.
le chiacchiere spaziano tutti i campi ma alla fine, e come al solito, si arriva al rapporto tra uomini e donne. gli schieramenti si definiscono in un attimo e inizia il dibattito. l’argomento scelto è: la donna forte e indipendente spaventa gli uomini. c’è chi è d’accordo, chi afferma il contrario. tutti sono d’accordo sulla gatta morta: che agisce subdolamente e con il fine di accaparrarsi il miglior esemplare di maschio sul mercato.
rintuzzo proponendo la domanda: per le donne cosa rende affascinante un uomo? le risposte sono varie e coprono molti aspetti della maschilità: aspetto, portamento, carattere, intelligenza. la bellezza non è la priorità a quanto pare. i bellocci non piacciono, almeno per le mie amiche che sono tutte tra i 50 e i 60. cercano l’uomo forte, che le protegga con dolcezza.
prima di scivolare nel melenso ci alziamo e andiamo a ballare nell’angolo discoteca. dance anni 80 italiana, tutta basata su sintetizzatori che fanno alto e basso, cassa della batteria. attorno a me la massa dei corpi si muove a ritmo. io bado al ritmo, e al sincronismo con il mio corpo. stanco dell’allenamento, mi muovo poco, il giusto. ancheggio e oscillo cercando di non scaldarmi. una bionda formosa mi guarda. poi si volta verso l’amica. me ne dimentico subito: la voglia di starmene da solo in mezzo alla folla prevale. mi sento solitario ma non mi sento solo. ed è una sensazione stupenda, inebriante come un incenso indiano.
mezzanotte. raccolgo i saluti di tutti e me ne trono a casa, dove mi fumerò la sigaretta della notte sul balcone. c’è ancora gente per strada. ragazzi nottambuli o padroni d cani da pisciare.
it’s bedtime, reciterebbe una canzone che non ricordo più. è l’ora delle streghe. ma stanotte nessuna strega è passata a trovarmi.