white wedding

scrivo adesso che poi c’è la champions league.
oggi parlando con paola è uscito l’argomento matrimonio. in realtà tutto è nato dall’uso del verbo sposare, inteso come mettere assieme due situazioni o, come nel mio caso, due emozioni distinte.
dallo sposare allo sposarsi il passo è breve.
sono stato sposato legalmente 18 anni con una donna che ho amato per ritrovarmi a vivere con una donna che non conoscevo. già dopo qualche anno, con mio figlio piccolo, avrei voluto andarmene di casa. non l’ho fatto per pigrizia e soprattutto per codardia. mi sono giustificato negli anni dicendo che volevo vedere mio figlio crescere e diventare grande. balle! non ho avuto il coraggio di farlo. e questo rimane uno dei tarli più profondi che erodono la mia anima.
uan volta trovato la forza di farlo, ho lasciato casa e famiglia e ho iniziato una nuova vita.
ho pensato di risposarmi in due occasioni.
la prima, anni fa, parlando con la fidanzata dell’epoca, quando le cose andavano bene e viaggiare avanti indietro per l’italia non era un peso. era stato più un pour parlé divertente cui non avevo dato peso. l’idea del matrimonio era rimasta lì appesa da qualche parte.
la seconda, più recente, me la ricordo bene. in quel momento ho visualizzato il mio/nostro matrimonio come se fossi lì presente. ho sentito dentro la voglia di farlo, di fare di nuovo un passo importante. ero emozionato all’idea e convinto in pieno. l’entusiasmo di fare della mia vita un capolavoro (come ho scritto oggi).
ci sarà una terza? chissà. per ora no. anzi mi vedo tornare indietro sui miei passi. prima di parlare di matrimonio voglio avere la vita che desidero e niente di diverso. il resto verrà da se.

paris

Senza nome

parigi, la mia seconda città, e scusate se è poco.
al ponte del primo novembre passerò quattro giorni in assoluta atmosfera vacanziera. il mio primo obiettivo è impregnarmi dell’atmosfera parigina e portare con me quello che più desidero: il ricordo di una sensazione di benessere infinito.
per fare questo ho tirato giù una lista di posti dove voglio andare:
museo di picasso
quartiere ebraico
i marais
l’orsay e l’orangerie
le tuileries
centre pompidour
lafayette
marchè dauphine
e non ci vogliamo aggiungere una corsetta sul lungo senna?
il tutto se possibile da raggiungere a piedi, nel limite della resistenza fisica.
non porto nessuna guida e mi affiderò all’istinto del momento. oppure ai cartelloni che troverò per strada.
metti che veda un locale che alla sera suona jazz…
il resto verrà da se. camminerò con la faccia all’insù per ammirare i palazzi e i tetti di zinco e se fa bello per godermi il blu del cielo di parigi.
ma nulla vieta di cambiare idea sul momento ed andare da altre parti. parigi non è lontana e sono certo che ci ritornerò ancora.

capolavoro

quando crollo dalla stanchezza sul divano blu sono contento. non mi dispiace affatto lasciarmi andare. l’h scritto tante volte di questa sensazione di totale abbandono. quasi da raggio traente che proviene da un’astronave che si libra sopra i tetti di casa mia.
prima di addormentarmi pensavo ad una frase che ho letto nell’ultimo libro di dan brown, origin. un personaggio del libro riflette sull’incontro che ha fatto con una donna di cui si è innamorato e che sente “farà della sua vita un capolavoro”. mi è piaciuta molto questa espressione: la propria vita che diventa un capolavoro. racchiude tutto il senso di ciò che vado cercando, o meglio, di cui sento il desiderio. in questi giorni passati ho trovato alcuni spunti di riflessione nuovi, finalmente. e dico finalmente perchè mi ero stufato di rimuginare sempre sulle stesse cose. e ora è arrivato il senso della vita come creazione di un capolavoro, rendere la mia esistenza unica.
intanto il conto alla rovescia continua. non vedo l’ora di partire per parigi il primo di novembre. ho fatto una lista indicativa di posti da andare a visitare o ritornare a vedere. sarà un bel viaggio, un ritorno di sensazioni che spero mi arricchiscano dopo essere stato derubato del mio intimo.
chissà se tom verrà a trovarmi?
au bientot