la galleria d’arte (romanzo erotico)

L’invito era per le 21.30. dovevo presentarmi alla galleria d’arte della mia amica per la presentazione delle nuove opere aggiunte alla collezione.

Arrivato puntuale avevo notato l’assenza di auto parcheggiate. Lei, vestita in tailleur e stivali neri, mi attendeva sulla soglia.

“Vieni, entra” mi disse.

“Ma non c’è nessuno” le feci notare.

“Si. È una cosa speciale. Dai non fare il timido ed entra.”

ho seguito il suo invito e sono entrato nella galleria che già avevo vistato in passato.

“Guardati intorno senza problemi. Io sbrigo una cosa e ti raggiungo.”

con calma ho iniziato a percorrere la galleria, di pianta quadrata. Ai muri erano appesi quadri nuovi e in un angolo spiccava una scultura materialista dorata. Mi ci sono avvicinato e ho iniziato a guardarla con attenzione. In un riflesso ho visto la chioma rossiccia raggiungermi alle spalle.

“Tieni, facciamo un brindisi.”

“Champagne?”

“No, prosecco. Ci tengo a mantenere la nostra nazionalità nel bere.”

i bicchieri tintinnarono e bevemmo facendo gli auguri per la nuova collezione.

“Ti piacciono le opere nuove?”

“Si, molto. Hai un buon gusto. Ma non capisco perché ci sono solo io.”

“Seguimi che ti faccio vedere.”

Mi fece attraversare una porta con scritto in maiuscolo PRIVATO.

La stanza era buia. Accese le luci e rimasi sorpreso. I muri erano ricoperti da teli neri spessi. Fotografie giganti in bianco e nero di corpi maschili e femminili nudi pendevano dal soffitto appesi a catene che oscillavano piano.

“Questa è la mia galleria speciale. Che ne dici?”

non sapevo cosa dire e mi avvicinai ad una foto. Era il primo piano del ventre di una donna. l’ombelico in vista. Il monte di venere depilato. Le labbra in vista.

“Guarda dietro” mi suggerì.

Girai dietro la fotografia e vidi la stessa inquadratura ma di un corpo maschile con il membro in erezione, duro e lucido.

“Chi è il fotografo o la fotografa?”

“Fotografa.”

“Come si chiama?”

“Sono io.”

“Davvero?”

“Si.”

Rimasi in silenzio e continuai a guardare altre foto.

Primi piani di organi genitali maschili e femminili. Labbra di donne che si sfioravano procaci. Bocche che accoglievano glandi turgidi. Lingue che esploravano ani. Dita che frugavano tra gambe spalancate.

“Perchè non ti spogli così ti fotografo?”

“Io?”

“Si, tu. Dai…”

Ero così eccitato che non riuscii a dire di no. Mi misi nudo di fronte a lei che cominciò s cattare foto del mio corpo.

Si avvicinò sempre di più per fare primi piani del miei fianchi.

“Aspetta.”

posò la macchina fotografica per terra e si tolse la giacca e sbottono la camicia. Slacciò il reggiseno e infine fece scivolare la gonna. Senza imbarazzo. Era nuda, le mutande non le aveva addosso. Depilata e in qualche modo eccitata.

Si inginocchiò e cominciò ad accarezzarmi.

“Voglio che il tuo cazzo sia duro come non mai.”

le sue dita mi presero con fermezze e iniziò a leccarcmi la punta con lentezza. Sentivo che mi stavo indurendo ma lei non smise. La sua bocca mi rese e iniziò a muoversi avanti e indietro finché non fu soddisfatta.

“Ora va bene. Sai che hai un buon sapore?”

riprese la macchina fotografica e scatto decine di foto della mia erezione che non accenna va a scendere.

Quando finì posò la macchina e mi baciò con forza e passione. La sua lingua era avida della mia. Da lasciarmi senza respiro.

Ci lasciammo andare sul pavimento coperto i moquette nera e la penetrai in un lampo. Le venni dentro gemendo e stringendola forte. Le sue gambe mi serravano i fianchi. Ero ancora eccitato e continuai a prenderla fino a farla venire una seconda volta. Poi venni io e collassai.

Nella mia libreria ha trovato posto un volume di foto erotiche. Lo faccio sfogliare solo agli amici più intimi. Ma a nessuno dico quale è la mia foto tra tutte.

quando arcadia mi spinge ad uscire

terzo venerdi di ferie. e vabbè, ormai mi ci sto abituando. il bello è che posso svegliarmi con calma, fare colazione con calma e decidere con calma come occupare il mio tempo.

ad esempio riprendere gli allenamenti. per cui, mi sono messo in tenuta da runner e sono andato a correre i miei dieci chilometri di sciogli-gamba. al ritorno ho incrociato mio padre che rientrava dal suo giro in bicicletta. mica mi ha riconosciuto subito, solo all’ultimo, quando gesticolavo come un tarantolato per farmi vedere.

bagno caldo nella vasca, stile antico romano, e pranzo con una bella zuppa di verdura fresca. due piatti abbondanti e saporiti a scaldarmi. non avevo il basilico altrimenti lo avrei aggiunto.

sul divano ho trovato l’abbraccio solito e mi sono lasciato addormentare con gusto. come una barca che viene portata via dalla marea del mattino all’alba. mi sono ritrovato in mezzo al mare del sonno senza sogni. il calore della coperta di lana sulle gambe a coccolarmi.

sul pc mi sono visto la prima puntata di mind hunter. bella, stile true detective. se l’inizio  promette bene spero che anche il prosieguo sia alla stessa altezza. ci vuole una serie tv poliziesca intelligente. non ce ne sono state molte ultimamente. come in musica. ma questo è un altro discorso.

IMG_7734.jpgesco e vado in centro. prendo il tram perchè ho le gambe stanche e pensare di affrontare il ritorno in bicicletta mi fa desistere dall’idea. meglio sedersi e leggere in attesa della fermata di piazza statuto. chi viene a torino non può non andare a visitare questa piazza, geometricamente perfetta e con il monumento ai minatori caduti nella costruzione del tunnel del frejus a fare da baricentro. piazza dalle tinte dark quando cala sera, tra l’altro.

cammino. c’è leonardo il lettore di tarocchi. un cenno di saluto e proseguo in direzione del Pastis, il mio rifugio. l’ho già scritto che questo locale è il mio nido. è quì che venivo i pomeriggi di agosto a cercare sollievo dal fuoco che avevo dentro. una birra media gelata e stuzzichini ad accompagnamento. quel fuoco ora non c’è più; le braci si. sono sicuro che alla prima occasione sentirò di nuovo questo bruciore interiore che i ha spinto a superare ogni limite razionale e logico alla ricerca di un qualcosa che non potevo raggiungere perchè si allontanava continuamente, come un asteroide impazzito.

al tavolo mi sono rilassato e ho letto per un’oretta. nel frattempo mi è venuta l’idea di scrivere un racconto erotico. lo posterò qui di seguito. se a qualcuno da fastidio leggere di certi argomenti può benissimo non farlo.

ritorno alla fermata del tram. il quadrilatero con le strade strette e le finestre che si affacciano una di fronte all’altra mi ospita con il sorriso. arcadia lo sa ed è per questo che mi ha spinto ad uscire in un pomeriggio di venerdi. con questo pensiero risaluto leonardo e prendo il tram.