Il commissario Rimoldi riflette

Erano passate più di 48 ore dal ritrovamento del cadavere della giovane donna sotto il ponte dei murazzi. Il commissario Rimoldi era alla sua scrivania, con i gomiti appoggiati e le mani a sostenere il viso stanco. Aveva dormito poco nelle due notti precedenti. Ornella era rientrata da Milano per preparargli una cena la sera precedente. Giancarlo aveva apprezzato il gesto nonostante la stanchezza lo avesse reso scontroso e di malumore.
Prese in mano per la centesima volta la busta contenente il foglietto a lui indirizzato. La grafia non era particolare e non presentava tratti distintivi. Poteva essere stato scritto da chiunque: uomo o donna; giovane o vecchio.
Lo posò accanto alle fotografie del cadavere. Le aveva viste talmente tanto al punto che gli era sufficiente chiudere gli occhi per visualizzarle come appese ad una lavagna magnetica. La crisi economica e la conseguente riduzione dei fondi aveva fatto si che nel suo ufficio, già disadorno, non ci fosse un supporto simile su cui attaccare foto e altri elementi di indagine.
Sbuffò e aprì la finestra che dava sul corso alberato. Dal secondo piano la vista era piacevole, se non fosse stato per la folta chioma dei platani. La primavera era in pieno corso e gli sembrava che mai come quell’anno gli alberi fossero ricchi di foglie.
Si chiese come mai una donna giovane nel pieno della vita fosse finita a morire sotto un ponte. Come era arrivata? Chi ce l’aveva portata? Chi era stato ad avvelenarla?
Si chiese se la vita per come la conosceva avesse un senso. Forse non esiste un senso, si rispose. Solo un lungo susseguirsi di avvenimenti che ti sfiorano o ti colpiscono al centro del petto.
Guardò verso il marciapiede e buttò il mozzicone di sigaretta.
Si sedette nuovamente e chiamò ad alta voce l’appuntato Tedeschi che arrivò in tempo record.
“Dica commissario.”
“Prendi la macchina e aspettami giù. Arrivo subito.”
“Agli ordini, commissario”
Tedeschi sparì veloce come era arrivato. Rimoldi si alzò e prese l’impermeabile dall’attaccapanni.

 

grey noise

ci siamo di nuovo. ecco che è arrivato il lunedi, l’inizio di una nuova settimana.
ieri mattina mi sono reso conto che siamo ad ottobre. ammetto che ero ancora assonnato e il cervello faceva fatica a carburare.
primo di ottobre? ma dai.
si. siamo al primo di ottobre
ok. settembre è volato via. è stato un mese particolare, con sbalzi emotivi peggio delle montagne russe con cerchio della morte. chissà se ottobre sarà cosi o se sarà l’inizio di una piacevole e sicura routine.

sabato sera cinema. ho visto una cagata divertente, come l’ho sentita descrivere così come ho apprezzato la sintesi perfetta della definizione.
kingsman secree service 2. un film di spie che fa l’occhiolino a james bond e ai film di agenti segreti degli anni ’60, quelli con michale kane per intenderci.
se volete andare a vederlo fate pure. anzi, se andate non perdetevi le scene con elton john, si proprio lui, che per me valgono il prezzo del biglietto.

gli allenamenti per la maratona continuano. ieri mattina altri 24 chilometri di sudore assieme ai leprotti. siamo arrivati quasi alla fine della pianificazione, o schedule per dirla in gergo aziendale. non vedo l’ora di togliermi l’ultima sessione, quella più dura, per finalmente procedere in discesa e concentrarmi sulla maratona.

stanotte è stata la quinta notte che ho dormito bene. non ricordo a memoria un filotto di cinque volte consecutive negli ultimi tempi. il casino che avevo intesta si è ridimensionato a livello di rumore grigio. né bianco né rosa. grigio.