i will wait for you

devo comprare due sedie pieghevoli e un tavolino da esterno. il balcone di casa, che da sulla strada, ha un angolo che può essere assimilato a terrazzino. saranno un paio di metri quadri, non di più, sufficienti per un tris da esterno.

le prove le abbiamo fatte ieri sera. con due sedie prese da dentro e con un cestino a tre ripiani a fare da appoggio per il posacenere, risultato più che positivo.

seduto con emme di fronte a me, le sue gambe appoggiate alle mie, la sigaretta accesa, il corpo rilassato e lo sguardo calamitato nei suoi occhi, sentivo di essere in pace con il mondo. con questo modo spontaneo che abbiamo scoperto apprezzare a vicenda, ci siamo calati in una dimensione tutta nostra.

sotto la luce del lampione a pochi metri da noi, le nostre parole si sono intrecciate sinuose, come fili di seta nel vento. mi è piaciuto ascoltare emme parlare del suo passato, leggere le sue come un racconto. il mio passato, quello che definisco come zavorra, sembra non pesare più come prima. condividere ciò che ho fatto non mi mette in imbarazzo.

c’è qualcosa di nuovo che mi fa provare quella sensazione rassicurante di essere capito e non giudicato. questa ritrovata sicurezza, condivisa, sarà il propellente del futuro che gradino dopo gradino si costruirà da solo.

Afa palindroma

so long chris

come non omaggiare chris cornell, una delle voci più belle del rock, paragonabile a rober plant o ian gillan.

sono rimasto sorpreso e ovviamente rattristato dalla notizia della sua scomparsa.

andarsene così, a 52 anni, fa accapponare la pelle.

è ingiusto: verrebbe voglia di gridare nel vento. lo dobbiamo accettare e mettere da parte la rabbia che nasce dentro.

l’omaggio e il ricordo si fonderanno nel suo ascolto.

rudie can’t fail

ieri sera emme mi ha mandato il testo di una canzone di un cantante italiano: gio evan

ammetto che non seguo molto la musica italiana, specialmente quella attuale. tutti questi pseudo rapper che sono usciti, tutti gli amici di maria o i fattori x non mi convincono.

ammetto, però, che una volta letto il testo ho pensato “parla di noi”: due persone che si sono ritrovate dopo che un destino dispettoso li aveva tenuti lontani.

è con questo pensiero che mi sono svegliato stamattina.

 

NDA. giò evan è un poeta. per cui il testo che ho letto non si riferisce ad una canzone ma ad una poesia. evidente caso di misunderstandng da parte mia.

october

la scena è la stessa: io ed emme sul balcone delle confidenze, appoggiati alla ringhiera a fumare la “cicca”. questa volta è giorno, tardo pomeriggio. il sole sta calando dietro la casa che ho di fronte. si è alzata una brezza piacevole che ha portato via la prima afa di maggio.

di sotto, per strada, c’è movimento. i ragazzi chiacchierano appoggiati ai motorini; le mamme con i figli tornano a casa con gli zaini a spalla e la borsa della spesa stracolma; qualche sfaccendato cammina pigro o sta fermo all’angolo ad osservare le macchine che passano.

emme mi ha detto che le piace il mio balcone perché vicino alla strada e alla sua vitalità. sono i rumori della strada, lo “street noise” che è diventato il sottofondo dei miei pomeriggi in arcadia.

con il calore del sole che ci ha avvolto abbiamo parlato tanto: le nostre confidenze sul passato e sul presente ci hanno portato a non accorgerci del tempo che scorreva.

ho provato quella sensazione di leggerezza che cercavo da tempo. emme ha saputo trovare la chiave giusta per farmi aprire e aiutarmi a tirare fuori i miei pensieri che ho sepolto da tempo. non mi chiedo come ha fatto e neanche il perché: prendo e sorrido.

come ho sorriso quando parlando di musica abbiamo scoperto che ci piace lo stesso disco degli u2. non è poco, sapete?

caffè dolce e caffè amaro

mentre guido la punto diretto al lavoro sullo schermo dell’iphone compare un messaggio di emme:

“certo che iniziare una giornata così…” seguito da uno smile.

si, iniziare una giornata così è davvero figo.

ci svegliamo con gambe e braccia che si toccano incrociandosi. la luce dell’alba filtra dalla finestra e cade dove prima, di notte, lampeggiava l’insegna luminosa del kebabbaro.

l’iphone si accende e le note di un pianoforte lontano riempiono il silenzio della camera da letto.

ci si sorride e ci si dà il buongiorno, con gli occhi ancora pieni di sonno. è bello stiracchiarsi come i gatti e sentire la pelle che sfiora la pelle.

la macchinetta del caffè è pronta e in pochi minuti comincia a borbottare sorniona. ci si siede al tavolo e lo sorseggiamo piano. non c’è bisogno di dire tante parole: bastano gli sguardi.

un bacio, una carezza, un “buona giornata” detto sul pianerottolo e la porta che si chiude mentre emme scende le scale.

così, giro per arcadia a controllare che tutto sia a posto prima di uscire. la differenza rispetto alle altre mattine si vede: sono le tracce che emme ha lasciato con la sua presenza.

ris108161826.jpgpondo al messaggio e nella mente si forma un’immagine: una “highway” come tante viste al cinema; una linea bianca tratteggiata a dividere le corsie; le montagne color arancione sullo sfondo, la strada si congiunge alla base delle montagne all’orizzonte e i tratti per effetto della prospettiva si accorciano e si avvicinano fino a diventare una linea continua.

 

la mia vita con tom e con emme

siamo appoggiati sulla ringhiera del balcone a fumare una sigaretta dopo cena. la strada è deserta e i pochi avventori del bar chiacchierano a bassa voce sul marciapiede senza disturbare. nell’aria si respira tranquillità e pace.

guardo emme mentre inspira il fumo accendendo di arancione la cenere al fondo della cicca. espelle il fumo verso l’alto e con lo sguardo seguo le volute di fumo che si illuminano alla luce del lampione.

le accarezzo i capelli e sorrido. lei ricambia scoprendo il bianco dei denti. nel suo sguardo brilla un lampo fugace di felicità

la cena improvvisata ci  ha saziato e il vino ha portato quel dolce torpore della mente che aiuta a sentirsi meno inibiti

tom è di la nella sua cuccia  a dormire beato. le sue setole quantiche hanno captato il mio benessere di questi ultimi  giorni. tutte le volte che l’ho visto gironzolare per casa o addormentarsi sul mio addome mi è sembrato che sorridesse. come solo i ricci sanno fare.

questa sera non si è fatto vedere, ci ha lasciati soli a parlare e riconoscersi l’uno nell’altra. lo ringrazierò con una doppia razione di cracker che gli farò trovare davanti alla porta della cuccia.

intanto io ed emme parliamo come se ci conoscessimo da tanto tempo. mi piace come parla e come mi ascolta. non mi sentivo così tranquillo da anni.

un brivido di freddo mi corre lungo la schiena. le accarezzo di nuovo i capelli e poi le spalle nude.

“Andiamo a bere qualcosa?”

“Si mi piacerebbe”

“Birra?”

“Birra”

controllo casa prima di uscire, che tutto sia a posto e in ordine. i due cracker sono al loro posto per tom. chiudo la porta e offro il mio braccio ad emme

“Shall we?”

“Of course!”