la mia vita con emme (continua)

mentre sto guidando verso torino mi volto a guardare emme alla mia destra. sta guardando fuori dal finestrino con il braccio destro teso e la mano che gioca con l’aria a 100 all’ora. l’autostrada è deserta. all’orizzonte l’asfalto tremola. la macchina mangia i chilometri come se fossero fatti di pane e nutella.

a cosa stai pensando, emme? mi chiedo. non posso leggerti nella mente ma so che stai pensando a qualcosa di bello. il tuo viso è sereno e gli occhi che guardano all’infinito sono belli.

ritorno a guadare la strada. effettuo un sorpasso facile, liscio e senza rallentamenti. l’aria che entra dal mio finestrino è calda e sento la fronte imperlata di sudore.

emme siede comoda sul suo sedile. i lunghi capelli si muovono come onde burrascose. quando una ciocca le cade sul viso la scosta con un gesto lento, misurato.

a cosa pensi adesso? io sto pensando ai due giorni passati assieme a quanto sono stati belli e importanti.

ripenso al padrone della cantina che siamo andati a visitare. ci ha fatto fare un lungo giro lungo le sue proprietà. ci ha offerto delle fragole buonissime che a suo dire erano di scarto. ua di quelle fragole valeva da sola un cestino comprato al mercato. sempre il padrone ci ha ricordato più volte che è vice sindaco del paese: come se fossimo in campagna elettorale e noi fossimo i suoi potenziali lettori

ripenso alla coppia improbabile composta dal romano borgataro che si fa figo con la camicia fuori dei pantalone e l’aspirante diva della televisione che si è rifatta gli zigomi e le labbra alla pirelli

ripenso alla cena favolosa e di qualità dove i sapori si sono armonizzati senza che ce ne rendessimo conto e dove al tavolo con emme abbiamo parlato, tanto e tanto.

ripenso alle langhe e ai suoi panorami mozzafiato, alle sue colline e ai filari di vigne che la disegnano, lato per lato

, al banco dove abbiamo comprato formaggio il cui padrone si è rivelato una persona cosi gentile che mi veniva voglia di abbracciarlo

ripenso al barolo che abbiamo bevuto comodamente seduti all’ombra, circondati da clienti rumorosi che urlavano anziché parlare. il vino sapeva di buono e non c’è migliore descrizione.

ecco, siamo a un chilometro dal casello. si vede la collina di torino e uno dei due grattacieli che sono stati innalzati di recente.

guardo emme. si volta e mi sorride. le sorrido. è un dialogo senza parole. nei nostri occhi ci sono domande e risposte. il tempo è il nostro alleato migliore