dall’altra parte del mondo

dopo la pennichella sacrosanta del dopo pranzo, complice la stanchezza dei quindici chilometri in collina di stamane, prendo la macchina e vado alla mostra di bruno munari.

la fondazione che la ospita si trova dall’altra parte di torino. decido di passare per il centro: ho voglia di guidare per i viali alberati e osservare i palazzi storici che li disegnano.

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torino è una città divisa in due, la cui bisettrice si trova a passare per la zona che qui chiamiamo il “balon” (pronunciato alla francese con la o che suona come una u). è come attraversare un sipario: si lascia alle spalle la città storica, barocca e ottocentesca, per entrare nella città degli anni ’50, quella segnata dalle varie ondate di immigrazione. prima dal sud italia, poi dal nord africa, poi dall’africa centrale e ora dall’asia.

in un libro ho letto che la torino nord è come un serbatoio umano, dove immagazzinare le popolazioni che sono venute a cercare una vita nuova, nel bene e nel male. potrei definirlo un polmone che attutisce l’impatto sociale dei nuovi venuti. cambiano i volti dei passanti come cambiano i colori dei vestiti. si apre una finestra sulla multi etnia e sui multi colori. se vi è mai capitato di incocciare in un matrimonio africano, be’ state a guardare perchè è uno spettacolo.

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ma tornando alla mostra, devo dire che è stata bella, interessante. mi ha colpito una cosa di questo artista: il suo rigore concettuale di base. l’arte e la creatività non sono cose banali e non ci si può scherzare credendosi liberi di inventare qualsiasi cosa buttata lì a caso.

sono più che d’accordo

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(colonna sonora: rolling stones – wild horses)

ma buongiorno

avrei voluto scrivere questo post ieri sera. il sonno l’ha avuta vinta e sono andato a dormire, crollando come un sasso.

avrei voluto scrivere di un sabato mattina passato in centro a fare un giro vetrine, a provare giacche, a comprare un paio di scarpe leggere.

di un pomeriggio passato in casa a impastare e fare i ravioli che mangerò a mezzogiorno

di una serata tranquilla a vedere la pallavolo femminile, a seguire il derby sul sito della gazzetta, a finire in bellezza con un altro episodio di sense 8.

dei miei pensieri che sempre di più mi portano a capire quanto ho perso in questo ultimo anno in termini di forza interiore e di come sto recuperando.

della mia rinnovata capacità di dire no a me stesso e agli altri, senza negarmi niente di ciò che mi fa stare bene.

di quando scrivevo poesie su splinder assieme ad na tizia, che commentava a sua volta scrivendo una poesia.

della domenica che ancora deve iniziare, del giro in collina che sto per fare e, se me la sento, della visita della mostra di munari.

tante cose che dalla buonasera sono diventate il buongiorno di oggi

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