shade to grey

festa del primo maggio, la festa dei lavoratori e delle lavoratrici. non vieene mai citato il termine al femminile. chissà perchè.

a torino la pioggia ha pensato bene di accompagnarsi al freddo per cercare di farmi restare in casa. la voglia di uscire di fare qualcosa di bello è stata più forte e sono uscito a vedere una mostra al museo del castello di rivoli.

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c’erano ben sette gradi ad attendermi, oltre che un vento gelido che entrava nelle ossa. fa niente: con il giubbotto ben chiuso sono salito lo stesso al castello e mi sono goduto la mostra, che era dedicata al colore nell’arte.

tema non facile, perchè l’arte è fatta di colori, anche quella monocromatica o minimalista. di base l’opera artistica è l’espressione di un’anima che ha deciso di lasciare un messaggio secondo la sua sensibilità. quando lo spettatore trova nell’opera un particolare che gli fa risuonare dentro qualcosa il collegamento tra le due anime autore/fruitore si è creato.

ragionavo su questo aspetto mentre camminavo per la “manica lunga” del castello con quadri e installazioni che mi osservavano da destra e sinistra. il collegamento, o empatia, che si crea quando due persone si incontrano è un evento importante e particolare che va al di là dell’elemento fisico. la mia passione per il futuro e per la fantascienza mi porta a vedere film e cartoni animati in cui il mondo virtuale ha la predominanza su quello reale. ma dobbiamo vivere il presente, per cui il mondo reale, anche se sfumato nel virtuale, è ben saldo sul suo piedistallo.

i sentimenti sono la nostra linfa vitale e li dobbiamo tutelare e non farli avvizzire. sono stato tentato in questi ultimi giorni di chiudere i rubinetti, come si dice, per non disperdere le mie risorse interiori. non l’ho fatto. non voglio pensare ad un vittorio che dice addio alla voglia di provare sensazioni e mettersi in gioco esponendosi. un vittorio più attento, questo sì.

chi ha avuto timore che sparissi può rasserenarsi. non lo farò.