la supposta dei miracoli

come nelle migliori occasioni, dopo una bella serata a cena con gli amici del capodanno, mi sono ritrovato a girare nel letto come una biscia impazzita sconvolto da un dolore molto forte al fianco sinistro. era l’una e mezza di notte.

fuori il silenzio della notte, dentro di me la sofferenza.

sono stato tentato di chiamare un’ambulanza per farmi portare in ospedale. l’idea di ritrovarmi in una corsia con una flebo penzolante di antidolorifico e soprattutto lo spavento che avrei creato ai miei genitori mi hanno fatto stringere i denti e andare avanti, tra momenti di sonno e camminate per casa alla ricerca di un pò di sollievo.

quando fuori è arrivata la luce dell’alba ho chiamato mia mamma, che a quell’ora è già in piedi. le ho detto: mamma, non spaventarti. sono a casa a letto. avrei bisogno…

da lì in poi è stato tutto in discesa. con la supposta di voltaren sono stato meglio e mi sono addormentato. alle tre del pomeriggio mi sono svegliato intontito ma non più dolorante per fortuna.

ho mangiato qualcosa e mi sono dato una sistemata. lo specchio rifletteva l’immagine di un uomo dalla faccia stanca e dai capelli arruffati. mi sono fatto una bella doccia e rimesso in piedi.

erano due anni circa che non mi prendeva una colica addominale di queste proporziono.

sarà stata la tensione e la stanchezza accumulata in questi giorni. il corpo ha detto stop e si è fermato. come uno sciopero a sorpresa in fabbrica.

lo stabilimento industriale che è il nostro organismo deve lavorare in sincronia altrimenti iniziano i problemi, banali e non. se un capannone smette di lavorare ecco che il meccanismo comincia a rallentare per finire in un blocco. come è successo a me.

peccato perchè quando gli amici sono andati via avevo assaporato il piacere di averli fatti stare bene in arcadia. a loro ho detto che ho avuto la febbre. una mia piccola forma di tutela per non rovinare loro un ricordo pulito.

bene, ora che ho scritto mi sento meglio. oggi pomeriggio uscirò per un giro museo e sarò a cena dai miei.

cena in bianco ovviamente.

 

 

 

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Autore: Vittorio

Torinese da sempre. Aperto e libero pensatore. Allegro e introspettivo. Se mi mettete davanti un boccale di birra e vi sedete a chiacchierare tiriamo fino a notte fonda. Sono nato nel 1964, l'anno del boom economico. Amo la musica che mi fa stare bene. Guardo all'arte moderna come fonte di ispirazione. Cerco nei libri le risposte alle domande che devo ancora fare

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