il nome della rosa

Stasera parlerò di due argomenti.

Il primo è il nome delle cose. Dopo il caffè con lady pink la nostra conversazione è arrivata a discutere sul fatto che ogni cosa ha un nome. Ad esempio il nome che ho dato a casa mia: arcadia. Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che oggi si tende a non esprimersi in modo chiaro ma si gira intorno al problema o al concetto. Invece si dovrebbe essere chiari e schietti. Al limite come ho suggerito io si può girare a spirale e non in tondo per arrivare al nocciolo della questione e non alla buccia.

Mi ha colpito come ci siamo capiti all’istante su una questione di cui non avevamo mai parlato prima. Si chiama sincronicità.

E questo ci conduce al secondo argomento. Quello del viaggio e di come itaca, la poesia di kavafis, lo rappresenti in toto. La strada per itaca deve essere lunga e fruttuosa. Al limite non deve finire mai: il viaggio durerà per sempre.

Ma si può vivere perennemente in viaggio? Idealmente si, e non solo in pratica se si hanno un sacco di soldi. Basta sentirsi in viaggio in ogni momento della propria vita, guardare avanti attimo dopo attimo, come scrutando l’orizzonte. Cioè ogni giorno è un approdo ad un lido diverso e non la destinazione. Ci sono giornate di mare calo e altre di tempesta in cui ti succhiamo l’anima. Ma il viaggio continua come continua il nostro crescere attraverso le esperienze.

Che sia breve o lungo non importa: ognuno se vuole ha la propria itaca da raggiungere

the love witch

Reduce dalla visione di un film che potrei definire fantozziscamente una cagata pazzesca, vorrei ripercorrere la giornata per quello che ha saputo darmi.

Ho continuato a riflettere sul mio momento di rottura degli schemi e dei benefici che ne sto traendo. Mi sono di nuovo detto che sebbene ci abbia provato, anche sforzandomi, ho finalmente capito che snaturarmi per colmare le distanze con le altre persone è aprire le porte al fallimento.

Ce n’è voluto di tempo per capirlo e siccome sono cocciuto gli ammonimento delle persone che mi sono vicine sono serviti a poco. Ci voleva una brusca sterzata, un quasi cappottamento per fare breccia in questo muro di autoconvinzione.

Va bene, ora si cambia. Non mi aspetto risultati immediati e so che non sarà facile perchè sarò divorato di sentimenti nostalgici rivoleti al passato. Ma ce la devo fare e mi ci ingenierò. Giorno dopo giorno per riconquistare il mio territorio.

A questo punto chi mi vuole bene continuerà a volermene e magari apprezzerà il cambiamento. Chi invece mi voleva bene per finta, o per altri motivi, dovrà accettare o rifiutare quello che sarò e che comincio ad essere.

Sono parole forti, piene di convinzione. Mi auguro di mettere in pratica ciò che sto scrivendo. La controverifica l’ho avuta in questi giorni quando mi sono sentito a mio agio con chi appunto si sincronizza senza dover alzare o abbassare l’asticella dell’interazione.

Lancia libera mi ha detto più volte che non c’è niente in me che non va. Vero, ha ragione. Comincio a crederci, finalmente.

 

animali fantastici

Per continuare la rottura degli schemi, oggi ho evitato il giro in centro del sabato. Ci sono già stato ieri sera e di voglia non ne avevo. Cambio di rotta: serata cinema e visto che ho ricevuto un ottimo suggerimento, sono andato a cena al ristorante sushi dell’8gallery. Non è il top come sushi ma ci sta per una cena all you can eat.

Ho fatto attenzione a moderarmi: domani mattina mi aspettano al varco i soci dell’allenamento. Andremo nelle strade di campagna attorno a torino. Percorsi nuovi per preparare la stagione invernale. Spero di farcela perchè i soci corrono e non si lasciano andare agli stravizi come me.

Per puro case ho scambiato due chiacchiere piacevoli con una signora di roma, che lavora a milano e che ha la casa in umbria. Un’apolide vera e propria. Gentile ed educata mi ha fatto subito una buona impressione. Abbiamo parlato di viaggi. Mi ha raccontato di essere stata in asia, in australia, in tasmania e altri posti che non ricordo. Il suo sogno sarebbe quello di fare la transiberiana in treno. Glielo auguro di cuore perchè le leggevo negli occhi il desiderio di guardare la steppa e la neve dal finestrino della carrozza ristorante del treno.

Mi ha chiesto dove andrei se volessi fare un viaggio domani. Ho risposto d’istinto: Parigi. Ci sono stato due volte e vorrei tornarci ancora. Un giro breve di un paio di notti per visitare posti dove non sono ancora stato oppure ritornare a sedermi al louxembourg e guardare i bambini giocare con le barchette a vela.

Magari tra natale e capodanno. Oppure più in là. Chissà che il prossimo anno non sia un anno di consolidamento dopo i cambiamenti di quello che sta andando a chiudersi.

Continuo a riflettere e a discutere con lancia libera sul concetto di distanza tra persone e come sia rischioso cercare di colmarle quando lo sforzo non è reciproco. Sarò una lunga discussione perchè ad entrambi piace parlare e analizzare il problema al microscopio, basandosi sulle rispettive esperienze.

Il pensiero di stasera è stato che se riesco davvero a realizzare quello che mi sono prefissato, a qualcuno potrà anche dispiacere e a qualcuno potra in vece incuriosire. A entrambi potrei dare la stessa risposta: che ho capito che per il mio bene devo riprendere possesso del mio territorio come della mia vita. A chi si avvicinerà con onestà allungherò la mano in una carezza e dirò semplicemente: io ci sono.

cave cagna

Oggi pomeriggio la cagna ha provato ad avvicinarsi di nuovo, dopo tanti giorni di assenza. Sono riuscito a non farla avanzare andando a prendermi una cioccolata in pasticceria e a fare due passi al parco. Dove, tra l’altro, hanno aperto la casa di babbo natale. Prima del 25 farò un salto.

Ho patito l’assenza di cose da fare… no, ho patito il fatto che ero stanco e svogliato. Dopo la corsa faticosa della mattina sono rimasto senza energie. E non avendo nessuno con cui uscire ho preferito rimanere in casa anziché andare in centro a vedere una mostra o semplicemente a bere un caffè con panna.

Uscire mi ha fatto bene. La cioccolta è stata all’altezza, la sigaretta fumata con calma pure. Ho ancora voglia di farmene una adesso ma resisto. Fino a domani sera non se ne parla.

Molti non capiscono questa mia insistenza sulla sigaretta singola. O fumi o smetti, mi sento spesso dire. Be’ a me va bene così: mi piace fumarmela a fine sera dopo che ho chiuso il mondo alle spalle. Mi piace fumare lasciando vagare la mente: ricordare un avvenimento della giornata; perfezionare una riflessione; pensare ad una persona; ricordarmi una canzone che mi fa venire i brividi…

questo è il mio rito, la mia sigla di coda della giornata.

Ovviamente esistono le deroghe, come in tutti i regolamenti. Quando esco con gli amici fumo qualche sigaretta di più. Oppure quando si suona o si fa cena a casa di qualcuno. I motivi sono tanti e tutti giustificati. Per me basta sentire che mi rilasso e che la pelle non sente il freddo della notte.

Ok, sono pronto per mettermi sotto le coperte. Ho da ascoltare un messaggio vocale e poi leggerò fino a quando non mi verrà il sonno che amo: quello che ti fa sciogliere nell’acqua calda

random eyes movements

Mentre i rem cantano everybody hurts, mi godo il relax della notte. Il bar sotto casa ha tirato giù le serrande e i clienti sono andati via. C’è silenzio e pace in questo momento. Mi sembra che fuori stia piovendo. Perchè alzarmi a controllare? Rimango seduto al compter a scrivere e immaginare che la pioggia cada sulle strade e sui balconi.

È bello pensare alla pioggia che cada, all’acqua giù come diceva mio figlio da piccolo.

Lasciamo stare il passato dove deve stare e pensiamo la presente, che è già impegnativo di suo.

Devo dare un nome a lla casa magica in cui abito. Ho pensato ad arcadia, un nome evocativo, utopico, che fa immaginare un luogo ideale dove vivere.

Un posto incantato dove trovi tutto quello che desideri.

Un posto dove rifugiarsi quando non vuoi vedere nessuno e senti il desiderio di solitudine.

Un posto dove accogliere gli amici e farli sentire a casa propria.

Un posto per cui vale la pena prendere una svolta improvvisa e ritrovarsi capovolti a testa in giù colmi di entusiasmo per il futuro che verrà.

Si, lasciamo il passato alle spalle; affrontiamo il presente e lavoriamo per il futuro in arcadia

i rem ora cantano shiny happy people.

 

che palle stamattina

 

Ieri sera ero troppo stanco per mettermi a scrivere. Dopo cena ho avuto solo la forza di sdraiarmi sul divano e da li dirigermi nel letto. Non ho dormito bene: mi sono svegliato a tratti con le gambe che facevano male e con il cuore che andava a palla. Questo ultimo allenamento è stato davvero pesante e il mio corpo ha patito.

Stamattina ho il calo dell’adrenalina che si materializza nel malumore generalizzato: mi sento nervoso, suscettibile, pieno di pensieri negativi e paranoie. Spero di incappare in qualcosa di positivo che sappia cambiare il senso di questa giornata. l’obiettivo è arrivare indenni alle diciassette e uscire da qui. Cosa farò nel pomeriggio e la sera è ancora un mistero. Lo lasciamo come tale.

Ieri sera il passato è tornato alla ribalta assieme ad un pensiero fisso in testa: come faccio a diventare una persona intrigante? Prima di tutto cosa vuol dire intrigante? Non parlo della definizione da dizionario ma dell’immagine. Ho scoperto che non lo so. Non sono in grado di completare la frase sei intrigante se…

che brutta sorpresa che è stata. Ci ho pensato su a lungo e sono arrivato alla conclusione che essendo un libro aperto sono all’opposto dell’essere intrigante.

Ma è necessario essere intriganti per guadagnare l’attenzione delle persone? A quanto pare lo è. Lo si può diventare? Forse si, non so. Cosa posso fare? Non lo so. Se dovessi dare retta a ciò che sento dentro mi chiuderei nella mia arcadia per non uscire più, deluso e sconfitto in partenza.

l’unico motivo per cui non lo faccio è l’orgoglio che provo quando mi dico: se devo piacere è per come sono e non per come mi vogliono.

Be’ oggi è così: sarò scontroso e suscettibile, con buona pace dei colleghi.