3.. 2… 1…

Domenica 31 dicembre. Sera

L’ultima pagina di questo libro sta per essere girata. Come sempre provo due emozioni contrastanti. Da un lato c’è l’attesa per un nuovo anno che porterà con se novità e cambiamenti ancora sconosciuti; dall’altro il dispiacere di lasciare alle spalle un anno che è stato vissuto comunque. Lasciare il certo per incerto.
Lo scorso capodanno l’ho passato da solo all’estero. Fuggivo da me stesso e solo dopo tanti mesi mi sono ritrovato. In quella notte mentre guardavo i fuochi artificiali ho capito che dovevo iniziare a cambiare. La rivoluzione doveva avere inizio.
Oggi sono in compagnia e sto bene. Fare lo sparigliato non mi pesa. Sento che l’ansia di ricerca di una compagna è scesa ad un livello gestibile. Comincio a vedermi libero di decidere cosa è bene e cosa non lo è per me. La sensazione sconosciuta dell’autodeterminazione.
Nessun proposito e nessuna lista di cose da fare. Solo un obiettivo davanti a me. Stare bene.
Prima di chiudere voglio ricordare due emozioni provate quest’anno. La commozione provata durante la visita della mostra del duca bianco a bologna; la gioia per aver finito la maratona di
Torino, il mio apice sportivo di sempre.
Questi due momenti valgono da soli tutto il resto.
Buon anno amici miei e che sia un anno sorridente

che dormita stanotte

Venerdi 30 dicembre 2016. mattino.

Il prezzemolo l’ho comprato fresco. Un bel mazzo per fare il famoso bagnetto verde. Lo userò come letto per le acciughe servite su delle tartine di pane fatto abbrustolire in padella. Un antipasto tipico piemontese, di quelli che se vengono bene danno un giro in più al menù.

Mi sono alzato con male alla chiappa destra. È la conseguenza della scalata di ieri mattina al monte musinè. Per fortuna mia e della chiappa l’ho fatta con calma, in compagnia della runner che conosceva il percorso. Lo sforzo non ci ha impedito di parlare per le due ore spese a salire e scendere. Una chiacchierata aperta e franca che per una volta ha toccato argomenti personali e non i soliti risultati di gare del passato o iscrizioni a quelle future. Penso che con il tempo e strato dopo strato la runner si farà conoscere per quello che davvero è. Io, dal mio lato, essendo un libro aperto non ho strati da rivelare. Con me si gioca facile.

Arrivati in cima le ho proposto di farci una foto a petto nudo per dimostrare quanto siamo tosri. Ha subito accettato e il leprotto, che tremava di freddo, ci ha immortalati al grido di siete dei pazzi. Chiodo, l’altro amico, ci guardava stralunato e rideva allo stesso tempo.

Sembri serio ma sai come divertirti, mi ha detto la runner scendendo.

Per non restare a casa a dormire nel pomeriggio sono andato in centro a fare una passeggiata e provare un caffè con panna in un bar nuovo. Test negativo. Il caffè lo fa meglio il cinese del bar sotto casa

come si dirà buon anno in cinese?

La fine dell’anno è vicina. Comincio a sentirla perché questo 2016 deve finire una volta per tutte. Come un naufrago in una tempesta ho avuto dei periodi in cui sbattevo da una parte e dall’altra senza trovare un appiglio per controllare la mia vita. Passato attraverso momenti di esaltazione e altri di depressione profonda sono approdato su un’isola di tranquillità che non si trova sulle mappe dove mi sdraio a guardare il cielo e le nuvole-pensiero che passano veloci.

Non farò liste di buoni propositi per il nuovo anno né un elenco di cose da fare o vedere. Voglio che sia un anno vissuto giorno per giorno, anche improvvisato.

Dice la runner: faccio quello che mi piace.

Missione In Look Formale

Mercoledi 28 dicembre 2016. pomeriggio.

Ebbene alla fine ho fatto tutto. Tra ieri e oggi ho rifatto documenti e richiesto i duplicati di bancomat e tessera sanitaria.

Il santo stefano di quest’anno me lo ricorderò per il furto con destrezza che ho subito. Mentre ero in centro mi hanno aperto lo zainetto che avevo a spalla e preso il portafoglio con tutto dentro. Fortuna che chiavi di casa e telefono li avevo nelle tasche del giaccone.

La mia amica si è accorta della zip aperta ma è stato troppo tardi. Il lupin del centro ha colpito ancora e spero che sia ancora sul cesso da quel pomeriggio a smaltire tutte le ingiurie che gli ho inviato.

Di fronte all’evidenza e al fatto che il conto bancario era rimasto intoccato mi sono rassegnato a iniziare la serie di code che tra uffici pubblici e banche hanno riempito queste due giornate. Se speravo di non annoiarmi eccomi accontentato.

Come dicevo sopra, ho praticamente finito. Mi manca la sola tessera musei che devo andare a fare rifare in centro. Aspetto che si smaltisca l’onda dei turisti per non affrontare una coda lunga come da qui a moncalieri.

Ma non tutto è stato negativo. A partire dall’aiuto che ho ricevuto dal leprotto, da ladypink e dalla pavonessa, l’amica che ra con me per un caffè in centro. Ha riso quando le ho detto che il pomeriggio in centro era diventato pomeriggio in questura, come un titolo di serie tv.

Mia mamma ha testimoniato all’anagrafe che ero suo figlio, sciogliendo ogni dubbio atavico culla mia origine. Si, perché per una sera non avendo un’identità potevo essere chiunque, da rockfeller a marchionne.

Mia sorella ha testimoniato che sono suo fratello. Be’ forse qualche dubbio mi rimane visto quanto siamo diversi ma sul momento non mi pareva il caso di puntualizzare.

Insomma, mi sono rimesso a nuovo. Nuovi documenti, nuove carte, nuovo portafoglio, più bello del vecchio. Potrebbe essere un segno del destino.

E stasera uscita con il gruppo palestra, le milfone come le chiamo io, che mi hanno chiesto di organizzare una pizza in centro. Fa piacere che si ricordano di me in queste occasione. Oltre ad essere quello che corre sono anche quello che organizza le cene. Ho un avvenire davanti a me.

Ho anche ricevuto un bel regalo di natale ieri sera. Lo userò presto, alla prossima cena sushi che organizzerò a casa mia.

Visto? Sempre li si va a finire: a organizzare cene.

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runnin’ with the devil

Lunedì 26 dicembre 2016. mattino

seduto sulla sua poltrona preferita di fronte alla finestra che dà sul parco di fronte, George sta assaporando l’ultimo sorso di brandy dal bicchiere napoleon che tiene a fatica con la mano destra. Il liquore gli scende in corpo lasciando dietro di sé una striscia di calore alcoolico che lo fa mormorare di piacere. Sa che è l’ultima sensazione piacevole che proverà su questa terra.

All’improvviso un brivido di freddo gli corre lungo la schiena nonostante sia vestito di indumenti caldi e morbidi

avverte una presenza alle sue spalle e con la mano tremolante posa il bicchiere sul tavolino al suo fianco. Il cristallo oscilla solo un attimo prima di fermarsi in bilico sull’orlo.

“George è ora”

sa che solo lui può sentire la voce profonda e calma che giunge alle sue orecchie. Non sente la forza necessaria per rispondere a voce ma solo col pensiero.

“Dammi solo cinque minuti di più… per favore”

con un fruscio leggere la voce si sposta e si avvicina al suo orecchio.

“non possiamo, lo sai. Il tempo è scaduto”

chiude gli occhi per riaprili di nuovo. Dal parco giungono le voci dei bambini che giocano allegri. Vede le punte degli alberi muoversi e risplendere sotto il sole.

La voce si muove ancora e gli si mette di fronte.

Nel petto sente il cuore che batte forte: ha paura. Non ne ha avuta quando anni prima si era piegato alla voglia di fama e ricchezza e aveva firmato quel contratto che ora doveva onorare.

A fatica cerca di raddrizzare la schiena lungo lo schienale della poltrona. Non vuole andarsene ingobbito e fragile, debole come non lo era mai stato.

“sono pronto, andiamo”

La voce che si allontana da lui e si espande circondandolo come una cupola trasparente. Il suo corpo diventa piacevolmente leggero, la mente si libera del dolore.

Un raggio di sole illumina il bicchiere che ha appoggiato poco prima. Con un ultimo guizzo cerca di afferrarlo ma riesce solo a sfiorarlo. Oscilla di nuovo e in un attimo cade per terra rompendosi in una cascata di cristalli luminescenti.

strane tipe e loschi figuri

Domenica 25 dicembre 2016. sera

E anche quest’anno il Natale è passato indenne. Una festa che non ho sentito in modo particolare e che img_4851ho vissuto con molta serenità. Sarà come dice lancia libera che i cuori solitari hanno un loro modo di sentire le festività. nulla di male: sono solo due modi di sentire diverso. per questo ieri sera quando lungo via garibaldi vedevo le coppie camminare sottobraccio non ho provato il solito moto interiore di disagio. al contrario, mi sono sentito a posto e non in debito verso il destino. perchè buttare via tutto quello che ho fatto in questi giorni= mica siamo così matti da farlo. sono sensazioni preziosi perchè siamo preziosi a noi stessi.

come preziose le tagliatelle fatte apposta oggi per il pranzo con i miei. da qui in avanti il copione è stato rispettato: pranzo normale con qualche antipasto in più e con mio papà che salta il secondo; pennichella e infine visita di mia sorella con famiglia al seguito.

non la vedevo da mesi. si, non siamo una famiglia coesa: siamo piuttosto distaccati ed è solo il legame di sangue che ci tiene uniti nei momenti di bisogno. e poi ancora.

vedere mio cognato andare al seguito come un paperotto che segue mamma papera mi ha fatto ridee dentro. all’esterno la mia solita flemma a non tradire nessuna emoziona. già la sua vita non è facile. se aggiungiamo anche la presa per il culo da parte mia…

dai meglio non infierire. lasciamo stare le cose come stanno che è meglio e pensiamo al domani, al solletico che farei volentieri, ai mork che si siedono con la testa sul divano e a chi ha mangiato troppo.

 

 

 

Mothership

Sabato 24 dicembre 2016. notte.

Dopo l’immersione nel centro di milano di ieri pomeriggio perché privarsi di un secondo giro questa volta a torino?

Prendo e parto che sono già le cinque di pomeriggio. Non so bene cosa andrò a cercare e mi basta uscire per non stare in casa la vigilia di natale.

Faccio un salto indietro di qualche giorno, a domenica sera scorsa. Sono andato a trovare l’ex moglie per farmi dare im miei oggetti che erano stati messi in cassetta di sicurezza. L’abbiamo aperta perché non servirà più visto che se ne andrà per sempre. Tra le tante cose ho trovato un vecchio orologio, di quelli a carica manuale e le lancette dorate. Me ne ero dimenticato ed è stato bello ritrovarlo. L’ho messo in borsa subito e una volta a casa l’ho appoggiato sul comò in camera da letto…

prima di spegnere la luce vedo l’orologio e lo metto al polso per rompere lo schema che mi vede non indossare orologi. Contento come un bambino sono uscito con la polso la sensazione morbida e calda del cinturino di pelle.

Torino è una città grande ma è anche a suo modo piccola. Basta niente per incontrare amici al bar o lungo la strada mentre passeggi indolente. Ci si ferma a scambiare due parole o a prendere un caffè come se non ci si vedesse da mesi. Alla fine ci si saluta e ognuno va per la propria strada pensando “ma guarda che combinazione…”

colonna sonora sono i led zeppelin sparati a pacco per sovrastare il rumore della strada e della gente che corre alla ricerca del regalo last minute. Volete sapere una cosa? Ho comprato anch’io qualcosa: un frullatore rosso da mettere in cucina sotto il pensile rosso. L’avevo adocchiato ieri e oggi l’ho visto in vetrina scontato. Sconto last minute, tiè

ma il ricordo più bello di oggi è quello di un signore che fermo al semaforo di piazza castello mi chiama. Scusi signore, mi fa. Le dispiacerebbe aiutarmi ad attraversare la strada? Mi avvicino subito e lui mi tende il gomito, abituato a farsi aiutare. Guardia mo a sinistra e poi a destra. Non ci sono macchine in vista e attraversiamo anche se è rosso. Mi dice: se i vigili ci vedono ci fanno la multa. E io: se multassero i pedoni che passano con il rosso sarei fatto. Si lascia andare ad una bella risata e mette il piede sul marciapiede . Mi ringrazia e mi fa gli auguri di buon natale.

Mi sono sentito su di una nuvola, con il pensiero che andava ovunque.

Fare del bene fa bene

7sgió

venerdi 23 dicembre  sera

sono seduto sul treno per Torino  scrivo adesso perché dopo che avrò cenato mi sposterò nella repubblica del divano e li riposerò

mi fanno male le gambe dal camminare  chilometri nel centro di Milano  questa volta ho girato per una zona nuova non affollata dalle persone in giro per regali  vie strette con ancora il porfido sul selciato   Cortili di ringhiera. Negozi piccoli e originali. L’eco del centro rumoroso mi arrivava lontana. Andare in giro così è bello

io cammino lento attento a tutto ciò che colpisce i miei sensi: un odore particolare o un suono possono attirare la mia attenzione all’improvviso. Un angolo illuminato o una scritta su un muro mi attirano come se fossero sirene. Guardo le persone che incontro come se fossero attiri che recitano in un copione metropolitano.

una ragazza anni fa ha definito la mia camminata come flemmatica. Io la definisco come da isola nella metropoli

capitolo mostre. Arnaldo pomodoro da vedere. A fine mostra c’è un labirinto virtuale e non dico di più

bella anche la mostra fotografica di robert frank per chi piace il bianco e nero. Si intitola americani e vale la pena visitarla Anche solo per il palazzo dove è ospitata

ora mi rilasso    Ascolto musica e leggo un po’   Il treno ha di bello che è un mondo a parte dove ti puoi concedere un tempo tutto per te . Anche questo è un regalo di compleanno

 

 

celebrity skin

Giovedì 22 dicembre, sera

non so perché ma oggi pomeriggio mentre ero sul pulmann di ritorno dal dentista mi è venuto in mente nello doris.

Chi è nello doris? Quell’uomo elegante dalla faccia rubiconda e il sorriso affabile che in televisione anni fa faceva pubblicità per mediolanum. Per confermare la veridicità delle sue parole disegnava un cerchio nella sabbia con lui al centro.

Ora la stessa pubblicità la fa il figlio. Stesso sorriso, stesso vestito ma di una taglia in meno, stesse parole e stesso cerchio nella sabbia.

In poche parole la stessa presa per il culo.

Quindi è vero quando si dice tale padre, tale figlio.

Ho spostato la mente da questo triste ricordo ad una riflessione su come io e mio padre non ci assomigliamo per niente.

Lui ha fatto il tipografo e io sono un perito elettronico. Non conta il atto che il mio lavoro c’entra con l’elettronica come la nutella alle acciughe

se mio papà fosse stato un fabbro di sicuro io avrei fatto il tappezziere.

Avrei guadagnato di più, mi sa.

Mi è rimasta in mente l’immagine del cerchio con la persona in centro. Cosa rappresenta quel cerchio? Una protezione? Un confine? Un mondo tutto mio?

Oggi lo interpreto con il concetto della giusta distanza. Che sarebbe in pratica la capacità di interagire con le persone che ci circondano senza essere invasivi né essere troppo superficiali

lo scopo ultimo è dupice: non rimanere delusi e mantenere la propria individualità.

Lo pensavo in questi giorni di cambiamento interiore. Quello che cerco è di avere la padronanza della giusta distanza. Non essere riflesso della personalità altrui, così da poter gestire le mie emozioni e le mie ansie senza ferire la mia autostima

credetemi, non mi è facile. Essere un libro aperto ti porta a lasciare che il vento smuova le pagine con effetti a volte dolorosi.

Sono convinto che questa è la via da seguire con impegno e convinzione, senza perdermi d’animo nonostante abbia sbattuto il muso più volte negli ultimi tempi.

Do it again Vit

niente parole

Giovedi 22 dicembre, notte.

Il giorno del mio compleanno è terminato minuti fa, allo scoccare della mezzanotte. I 52 anni sono entrati ufficialmente a fare parte della mia vita.

Cosa ho fatto in questo giorno unico? Ho dedicato il più possibile del tempo a me stesso. Questo è stato il regalo che oggi, cioè ieri, mi sono fatto. Ed è stato un bel regalo.

Quello vero di regalo lo comprerò venerdi n quel di milano, dopo aver fatto il giro mostre che ho in mente.

Potrebbe anche capitare di non essere solo; ma è un’altra questione che si vedrà a suo tempo.

La parte più bella della giornata è stata dopo il lavoro, quando in effetti ho festeggiato per davvero e in ottima compagnia.

Sushi fatto portare a casa con birra a dissetarci tanto per iniziare.

Poi il cabaret a farci due risate. Ma che dico due risate? Ho riso per due ore di fila. Abbiamo riso alle battute e alle gag dei comici che sul palco provavano i loro numeri. Il nostro tavolo era prorpio li sotto, a mezzo metro di distanza, da dove abbiamo potuto osservare ogni minimo dettaglio delle performance.

Anche quella del prestigiatore che tagliava e allungava corde senza farci capire il trucco nonostante i nostri occhi non lo perdessero per un attimo. Se ci fossimo riusciti non sarebbe stato un mago, no?

Lo show finisce con una canzone cantata dal presentatore. Parla di amore, di un’amore che arriva all’improvviso e inaspettato. Come l’amore fa spesso prendendoti di sorpresa e lasciandoti senza parole. La mia avversione per la canzone melodica italiana, in stile saaremo tanto per dire, è svanita ascoltando il testo e la melodia: parole semplici accompagnate da una musica di facile ascolto. Mi sono sporto in avanti per cogliere il più possibile l’emozione che il cantante e presentatore dello spettacolo mi trasmetteva. Non è da me questo comportamento e ne sono rimasto sorpreso. Però chi se ne frega: per una volta una canone d’amore è entrata dalla porta princilpale dell’anima.

Usciamo contenti della serata. Io sono contento del mio compleanno. Ancora un giorno di lavoro e iniziano le vacanze di natale. Posso chiedere di più? No, non esageriamo.