un amico atipico

questa ve la devo proprio raccontare.

stavo rientrando a casa da una passeggiata serale, una di quelle che faccio di solito nei pressi di casa aggirandomi per le strade laterali del quartiere. faceva freddo e in più l’aria era umida, di quell umido che si attacca alle ossa e non vuole andarsene più via. camminando lungo un muro ho sentito un lamento acuto provenire da una feritoia a livello del marciapiede. mi sono prima fermato e poi accosciato per vedere meglio di cosa si trattava. facendo attenzione a non sporcarmi l’impermeabile ho preso il cellulare e ho acceso la torcia integrata per vederci meglio.

all’inizio non sembrava ci fosse niente. poi ho visto un pezzo di coda muoversi veloce da dietro un mucchietto di sporcizia. ho preso un bastoncino e piano piano ho spostato quel mucchietto di detriti e chissà cos’altro fino a rivelare la figura di un topolino grigio che tremava tutto mentre si lamentava. la zampetta posteriore destra era finita in una crepa o fenditura e e lì era rimasta bloccata.

sempre usando il bastoncino ho provato a liberare la zampetta de la bestiolina, ma senza successo. il topolino continuava a lamentarsi e sentivo il mio cuore riempirsi di pena per questo affaruccio tremolante. quindi, senza pensarci su ho allungato la mano e ho preso la zampina tra due dita e ho tirato forte verso l’alto. in un attimo il topolino era libero:

lasciai immediatamente la presa e lo vidi sparire nel buio. contento della mia buona azione mi sono rimesso in piedi e ho ripreso la passeggiata.

non saranno passati che pochi secondi quando ho sentito alle mie spalle uno squittio bello forte. mi sono voltato e ho visto che il topolino era alle mie spalle,poco distante. ha squittito un’altra volta e un’altra ancora. si è mosso verso di me per fermarsi a pochi centimetri dalla punta delle mie scarpe

con i musino puntato all’insù sembrava volesse chiedermi qualcosa. mi sono di nuovo inginocchiato per guardarlo meglio. casualmente ho appoggiato la mano per terra e lui si è avvicinato. ho provato a metterla con il palmo all’insù e… si, il mio nuovo amico è salito e si è appallottolato contento.cosa faccio?

l’ho portato a casa con me e l’ho lasciato sul tavolo in cucina. ho preso dal frigo del formaggio e ne ho staccato un pezzettino che ho messo davanti al suo musino.

il topolino l’ha annusato e con uno scatto improvviso lo ha colpito con il muso allontanandolo. nel dubbio ho preso un altro pezzo di formaggio ma il risultato è stato identico.

al quinto pezzo ho capito che il formaggio non gli piaceva. l’unico topo al mondo cui non piace il formaggio doveva capitare a me.

ho provato con insalata, pomodoro, biscotto, pane, e altro ancora. niente da fare: disdegnava tutto.

anche il latte non lo voleva.

siccome sentivo un buco nello stomaco ho aperto il freezer e ho preso un gelato, un cono per l’esattezza. mi sono seduto al tavolo con i gomit appoggiati e ho iniziato a mangiarlo. caso ha voluto che un pezzettino si staccasse e cadesse sul tavolo vicino al topolino.

be’ lo ha fatto sparire in un attimo: il gelato gli piaceva. evviva!

ne ho messo un pochino sul tavolo per vedere cosa succedeva e alla fine il gelato era sparito.

ed eccolo qui, il mio nuovo amico amante del gelato. gli piace molto il gusto vaniglia, non gli piace l’amarena. nel freezer ho una vaschetta con gusti assortiti solo per lui.

per renderlo indipendente ho fatto un piccolo foro nella .finestra che da sul giardino interno attraverso il quale può entrare e uscire a suo piacimento.

ma proprio a me doveva capitare un topo che non mangia formaggio? mah.

 

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il commissario tedeschi e i supereroi

giancarlo rimoldi fissava il foro della canna della pistola che ornella gli stava puntando contro. gli sembrava di scorgere la punta della pallottola prova ad esplodere per ucciderlo. sapeva che era un’impressione della mente, figlia dell’esubero di adrenalina che scorreva nel suo sangue in quel momento. i dorsi della manim bene in vista appoggiati sul divano, formicolavano e pulsavano in sincronia con il cuore che stantuffava nel petto come una vaporiera. ogni singolo muscolo del suo corpo era in tensione.

non era la prima volta che era sotto la minaccia di un’arma di fuoco, ma questa volta era diverso. impossibile. ornella lo stava minacciando di morte. gli aveva intimato di non muoversi e non fiatare.

ornella? la donna con cui aveva iniziato a sognare una vita assieme, con progetti che si erano spinti fino a trasferirsi in giappone, su di un’isola ammantata di ciliegi che avevano visto in un documentario in televisione.

la stessa donna che una sera lo aveva avvicinato, durante quel ricevimento in comune, e fatto capire che lui le interessava.

quella sera mentre rientrava a casa il commissario rimoldi si chiese se la ruota del destino stesse per cambiare verso. aveva passato la serata in compagnia di una donna interessante, diversa dallo stereotipo che con il tempo si era creato nella sua mente. cercò di capire cosa lo avesse colpito di lei. la risposta arrivò subito: la sua risata, allegra ed aperta, contagiosa. lui che spesso non rideva alle sue battute si era sentito portato a seguire ornella nelle sue risate,

la mattina dopo fu un attimo ritrovare nella rubrica del telefono il numero di telefono di ornella, scambiato con il suo al momento dei saluti, e scriverle un messaggio di ringraziamento per la serata passata in sua compagnia.

quel messaggio, che segnò l’inizio della loro relazione, ora si era trasformato in una pistola carica e con la sicura disattivata.

una pistola di ordinanza, notò rimoldi che cominciava a ritornare padrone di se stesso dopo che era stato svegliato con violenza da ornella qualche minuto prima.

“fermo!” ripetè ornella. la voce era dura, di ghiaccio.

a rimoldi venne la pelle d’oca lungo la schiena: una reazione istintiva che non poteva controllare. scacco matto, si disse, consapevole che non poteva fare niente per uscire da quell’angolo cieco in cui si era infilato.

provò a fissare ornella neglio occhi, a saggiare il suo sguardo. gli occhi di lei erano aperti, dilatati come se fosse sotto effetto di qualche droga. le pupille luccicavano alla luce del neon di design appeso al soffitto. gli venne in mente l’immagine di un serpente velenoso, di quelli che abbondavano nei film d’avventura degli anni ottanta. un animale letale, pronto a colpire in un lampo. non ti accorgi di essere morso che sei già a terra agonizzante.

scacciò quell’immagine brutale dalla mente e fissò di nuovo ornella. una piccola goccia di sudore le stava colando dalla tempia di destra. rimoldi sapeva che sarebbe bastato un granello di polvere che cadeva per terra per scatenare l’inferno.

ma fu ciò che accadde subito dopo a portarlo sull’orlo di un infarto.

alle spalle di ornella si aprì la porta dello sgabuzzino. il corpo della sua fidanzata gli bloccava la vista impedendogli di vedere meglio la persona che stava uscendo a passi lenti e incerti.

“giancarlo… perdonami”

non era possibile: la voce era quella di ornella che invece era davanti a lui silenziosa e sempre con la pistola puntata alla sua fronte.

“ti prego… perdonami”

rimoldi spostò lo sguardo sopra la spalla di ornella e alla fine vide….

“ornella? ma che cazzo…”

“zitto!” gli disse la ornella con la pistola.

il commissario era in confusione. chi era quella donna che lo stava minacciando? e chi era uscito dallo sgabuzzino?

due donne dal viso identico, stesso taglio di capelli.

il commissario spostava lo sguardo veloce da una donna all’altra cercando di capire qualcosa che lo aiutasse ad uscire dalla sensazione di panico e confusione che provava nel petto.

l’ornella che era uscito dallo sgabuzzino si fermò dietro la ornella con la pistola. piangeva lacrime silenziose. le mani intrecciate che si muovevano nervose. il volto era pallido.

“non fargli  male… non ha fatto niente.”

“zitta anche tu! o lo ammazzo qui davanti a te. hai capito? ora mettiti a sedere.”

ornella ubbidì e si sedette per terra, con la schiena appoggiata al muro.

“ma chi sei?” disse il commissario. £”dimmelo”

la pistola non si mosse di un millimetro. ornella abbozzò un sorriso che al commissario la fece apparire come il joker di batman

“ornella. quella che hai incontrato tre anni fa al ricevimento in comune”

a rimoldi il respiro si fermò di botto. si voltò verso l’altra ornella che si guardava le mani raccolte in grembo. piangeva e lo si capiva dai sussulti del petto e della testa china.

“e lei chi è?”

“ornella. anche lei”

la donna rise forte. lo stupore stampato sul viso di rimoldi la faceva divertire. come un gatto che gioca con la sua preda.

“giancarlo…. mi spiace tanto…”

al suono della voce della ornella seduta, rimoldi tentò di alzarsi di scatto per cercare di afferrare la pistola

“fermo! non muoverti o ti sparo. ne ho ucciso uno poco fa e un altro in più non farebbe differenza.

“col cazzo che lo hai ammazzato, stronza!!.”

rimoldi si voltò di scatto alla sua destra e vide tedeschi arrivare in volo come batman